Titolo originale: Office space Nazione: Usa Anno: 1999 Genere: Commedia Durata: 1h e 29' Regia: Mike Judge Sito ufficiale: www.officeguy.com
Attori protagonisti: Ron Livingston, Jennifer Aniston. Cast: Alexandra Wentworth, Gary Cole. Produzione: Cubicle, Inc. Distribuzione: 20th Century Fox Uscita prevista: 20 Agosto 1999 (cinema) 16 Febbraio 2000 (vhs)
film del 1999 scritto e diretto da Mike Judge, parzialmente basato sulla sua serie animata del 1991 che porta lo stesso nome. Prende in giro una tipica vita da lavoratore, in una compagnia di progettazione di software durante gli anni novanta rappresentando degli individui che ne ha abbastanza del proprio lavoro. Il film è stato girato ad Austin e a Dallas, Texas, USA.
Impiegati... male! è basato sulla serie di cartoni Milton di Mike Judge creati per Saturday Night Live. Anche se non ha riscosso un gran successo in termini di guadagno, giusto il necessario per arrivare al pareggio, é diventato popolare. In tempi recenti è stata rilasciata una versione DVD, con contenuti aggiuntivi.
Peter: Lawrence, che faresti se avessi un milione di dollari? Lawrence: Te lo dico io che farei. Mi farei subito due gnocche insieme. Peter: Tutto qui? Tu, se avessi un milione di dollari, ti faresti due gnocche insieme. Lawrence: Puoi dirlo forte. È una cosa che ho sempre sognato di fare. Se fossi miliardario mi verrebbe facile, perché le gnocche vanno pazze per Zio Paperone. Peter: Beh mica tutte. Lawrence: Il genere di gnocche che farebbe un doppio con uno come me sì. Peter: Ottima osservazione.
E ora si presume che noi dovremmo ridere. Ma che cosa c'è stato mai da ridere nel ritorno di Daniele Luttazzi, per fortuna a ora tarda, sabato notte, sui teleschermi italiani, con il programma Decameron? Al di là della sorprendente e deludente caduta di stile di una rete come La7, che di norma si distingue per programmi magari poco visti, ma sicuramente di buono quando non ottimo livello qualitativo, da ridere non c'è stato proprio nulla. Un colossale nulla a cui comunque qualcuno - nella folta schiera dei critici televisivi che si autoreputano intelligenti, scelleratamente trasgressivi e politicamente corretti - tributerà di certo onori e gloria. La realtà, agli occhi, alle orecchie, ma soprattutto allo stomaco di una persona come chi scrive, che critico televisivo non è, ma che fortunatamente è soltanto un comune mortale di media intelligenza e prevedibile buongusto, è risultata infatti ben altra: un inutile e fastidioso cumulo di volgarità. Facendo così violenza a quell'intimo, insopprimibile e personale buongusto, e ricorrendo invece provocatoriamente proprio agli stilemi e al fraseggiare che hanno quasi sempre caratterizzato sui teleschermi le esibizioni dell'ex giovane democristiano romagnolo - fu consigliere comunale scudocrociato, nella sua Sant'Arcangelo, questo in pochi lo sanno - si può affermare che la sgradevole sensazione rimasta dopo questo suo ritorno in video sia qualcosa che ricorda il disgustoso esito di un brufolo schiacciato o certi innominabili rumori plebei. Che forse, anzi sicuramente, è proprio ciò che lui, il Luttazzi, voleva ottenere. Sommersi, quasi seminascosti sotto questa valanga maleodorante messa in scena da Luttazzi in siparietti che al confronto avrebbero fatto assurgere a livello di un sir Laurence Olivier anche il più dozzinale dei guitti del vecchio avanspettacolo romano - quello del gatto morto in palcoscenico e del «facce ride!», per intenderci - spuntavano poi qua e là, come alibi da esibire ai gonzi (i critici televisivi di cui sopra e il pubblico che della loro prosa si pasce), alcuni rari spunti di presunta satira politica. Dove erano del tutto assenti sia la satira sia la politica. Spunti così esageratamente scontati e schierati da sembrare a loro volta, appunto, grottesche forme di parodia della satira politica stessa. Facendo giungere alla conclusione che se fu sicuramente un duplice e oltretutto controproducente errore da parte del centrodestra l'allontanamento dalla Rai di Enzo Biagi e Michele Santoro - in quanto, comunque la si pensi, due indiscutibili professionisti - lo stesso non si può dire per Luttazzi, rivelatosi ancora una volta mero professionista del nulla, affabulatore da suburra, clown assolutamente triste, inquinatore dell'etere. Perché questo è il punto: senza di lui l'aria - o l'etere, appunto, dato che parliamo di tv - sarebbe di sicuro più pulita. Libera da impurità.
Ghost world, USA, 2002 di Terry Zwigoff, con Thora Birch, Scarlett Johansson, Steve Buscemi, Brad Renfro, Illeana Douglas
Ghost World è un film raro, difficile, che rischia di deludere, o quantomeno disorientare, anche chi è abituato alla causticità della commedia “indie” americana. Prima di tutto perché, benché sia stato promosso come tale, Ghost World non è proprio una commedia. Daniel Clowes, l’autore della striscia da cui il film è stato tratto, è una sorta di Raymond Carver del fumetto. Il suo sguardo minimalista si posa, ora empatico ora distaccato, su un mondo iperreale in cui perfino i super eroi devono fare i conti con una quotidianità che scoprono essere ben lontana dall’olimpo Marvel che avevano immaginato. E’ il caso, ad esempio, di Black Nylon, il giustiziere mascherato sul viale del tramonto affetto da turbe psichiche, in rotta con l’ex moglie e abbandonato dall’analista per un più giovane e accessoriato “collega”. La stessa stordita lotta contro i mulini a vento tocca ad Enid, la diciottenne protagonista di Ghost World, che nonostante la maschera da Cat Woman comprata in un sexy shop si rende conto di non poter salvare il mondo, né sé stessa, dalla spietata macchina omologatrice del sistema.
Da un fortunato libro di Douglas Adams - primo di una serie - è tratta questa bizzarra space-comedy che già negli anni '80 fu soggetto di una serie TV. Arthur Dent si oppone come può alla demolizione della sua casa, causa futuro passaggio di strada statale, non sapendo che di lì a dodici minuti sarà l'intero pianeta Terra ad essere spazzato via dagli extraterrestri per far posto ad un'autostrada intergalattica. A salvarlo ci pensa il suo amico Ford, che Arthur credeva sì strano, ma non tanto quanto è in realtà. Ford è infatti un alieno (di un piccolo pianeta vicino a Betlegeuse) di professione autostoppista, che gira l'universo per scrivere contributi al libro più venduto del creato: la Guida Galattica per Autostoppisti. I due iniziano una serie di disavventure con i loro indispensabili e inseparabili asciugamano. Il vero protagonista del film è la Guida, alter ego del suo creatore Douglas Adams, scomparso poco prima della fine delle riprese. Incredibile cornucopia di idee e bizzarrie, il libro illustra con dovuto sarcasmo e disincanto un Universo meraviglioso e multiforme, per quanto pieno di insidie - per mettere al riparo delle quali è posto in copertina a caratteri cubitali un avvertimento: NIENTE PANICO. -----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
@metaverso: via di monte testaccio 38a ore 20:30 free entry
"...Nel 2006 la mia ricerca artistica si sposa finalmente con la mia pigrizia dando vita ai primi fotoromanzi: una tecnica grafica per fare fumetti senza dover prendere in mano la matita."
"...Da un po' di tempo mi chiedevo il motivo per cui il fotoromanzo ha avuto una breve ma importante età dell'oro negli anni settanta per poi scomparire in maniera quasi totale, a parte pochi, sporadici e amatoriali casi visti qui e là. Ho pensato, non riuscendo a trovare una risposta, di annullare la domanda. E mi sono messo a fare fotoromanzi."
"...Non vorrei sembrare esagerato, ma i fotoromanzi fatti in questa maniera saranno il futuro dei fumetti. (e Tamburini c' era arrivato vent'anni fa)."
Durante la fine degli anni '70, Godfrey Reggio, impiegato all'Institute for Regional Education, inizia a lavorare ad un documentario innovativo avente come motivo basilare la natura e la vita moderna.
Nel 1976 lui e Ron Fricke iniziano a girare il film, che richiederà 6 anni di riprese, montaggi, nuove riprese e rimontaggi prima di essere completato. Componente fondamentale per il film è anche la musica composta da Philip Glass.
La particolarità del film è la completa assenza di dialoghi. Il film guida lo spettatore attraverso un viaggio che inizia con la natura per passare successivamente all'intervento del uomo e diventa sempre piú frenetico, il tutto sottolineato da una colonna sonora molto accattivante.
Koyaanisqatsi è una parola della lingua indiana hopi e significa "vita in tumulto".
Tutte le scene che vedete in questo film sono vere e sempre riprese dal vero. Se spesso saranno scene amare è perché molte cose sono amare su questa terra. D’altronde il dovere del cronista non è quello di addolcire la verità ma di riferirla obiettivamente.
Queste scritte compaiono in sovrimpressione mentre un cane viene trascinato e sbattuto di forza in una gabbia di un canile, pronto per la vivisezione. E’ l’inizio del film capolavoro Mondo cane di Jacopetti e Prosperi. Esce nel 1962 e dà inizio ad uno dei generi più controversi e discussi di tutti i tempi, il mondo movie. Il film documentario è unico nel suo genere, quando uscì nelle sale cinematografiche riscosse un successo enorme, ma anche critiche ferventi da parte degli animalisti e dei “perbenisti”. Il pubblico però sembrò apprezzare subito lo stile del narratore del film che commenta le scene con dinamicità e un tocco di cinismo che non guasta mai, poi la bella colonna sonora rende il documentario ancora più coinvolgente. Ma cosa si intende precisamente per Mondo movies? Questo genere racconta, o meglio dovrebbe raccontare, realtà di cui la gente non è a conoscenza, per lo più realtà esotiche e tribali, lontane dalle nostre metropoli, ma terribilmente vere. Informare la gente comune di quello che accade a migliaia di chilometri dal mondo civile, questo dovrebbe essere il compito del cronista che decide di girare un mondo movie o shockumentary, ma più che informazione, forse sarebbe meglio parlare di controinformazione. Tutti gli autori di questo genere di documentari hanno sbattuto in faccia al pubblico l’atroce realtà, hanno fatto vedere quello che i mass media non hanno mai sognato di trasmettere o di documentare. Ormai al giorno d’oggi è normale che certe scene vengano trasmesse durante i telegiornali o all’interno di documentari, il pubblico non si stupisce e non si scandalizza più per la visione di esecuzioni e violenze, anzi ne è alla ricerca. Negli anni ‘60 gli spettatori erano ancora abituati alla Dolce vita di Fellini, alle vicende del paparazzo alla ricerca dello scoop giornalistico per aumentare la sua fama e il suo conto in banca. L’autore di un mondo movie è proprio come il Mastroianni di Fellini, alla ricerca della notizia sensazionale, della scena da sbattere subito in prima pagina, anche se le realtà raccontate sono completamente diverse. Sesso e violenza. Questo mix inseparabile è la formula vincente di un shockumentary, la violenza ripresa e raccontata con dovizia di particolari in tutte le sue sfaccettature, il sesso mostrato come mai prima di allora. Tuttavia l’esasperata ricerca del sensazionale e del desiderio di raccontare le realtà sconosciute, unita al successo del genere mondo, hanno portato gli autori dei documentari a manipolare alcune scene per renderle più atroci o per riproporle in setting cinematografici. In verità questo tipo di intervento era già avvenuto in Mondo cane 1 e 2, ma questo dato non scema l’interesse per il pubblico che è ugualmente attirato dalle terribili scene, perché non è importante se la realtà sia finta o meno, conta il come viene raccontata e l’effetto che produce. Dal genere "Mondo" nasce il filone "Snuff"...
Il seguente poema recitato è il componimento del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti per esaltare l'attacco di Israele al Libano e la segregazione, la deportazione se non lo sterminio dei musulmani prima di tutto europei. Sullo sfondo le immagini "poco epiche" delle conseguenze dei deliri di Israele e di Guzzanti sulla popolazione civile.