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Blog EntrySe Son Moro Morirò (cossigate)Oct 22, '07 1:41 PM
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Giovanni Galloni, gia’ vicesegretario vicario della Dc durante i 55 giorni del rapimento del presidente Aldo Moro, ha rivelato che gli Stati Uniti, ai primi di aprile del 1978, sapevano ’dove era la prigione di Aldo Moro’. Galloni e’ intervenuto oggi alla presentazione del libro di Giuseppe De Lutiis, ’Il golpe di via Fani’, edito da Sperling & Kupfer, citando il viaggio che l’8 di aprile fece negli Usa, riservatamente, il generale Vito Miceli, uomo dei servizi segreti legato storicamente ad Aldo Moro. ’Ebbe incontri riservati con gli uomini importanti della Cia e con gli amici di Kissinger. In quella sede gli fu detto che Moro si poteva salvare soltanto scoprendo il covo e liberandolo. Miceli capi’ che gli americani sapevano molto, sapevano perfettamente dove era la prigione del presidente della Dc, dove era Moro.
(La copertina di Left sulla morte di Aldo Moro)

Le ipotesi erano due, o arrivare alla sua uccisione o distruggere la sua politica della solidarieta’ nazionale e del compromesso storico. Henry Kissinger si era persuaso che Moro poteva salvarsi, che poteva sopravvivere purche’ la sua politica, quella della solidarieta’ nazionale, uscisse totalmente distrutta da quella vicenda’. Galloni ha insistito affermando, con sicurezza, che ’Cossiga non ha detto tutto a proposito della prigione’ e che questa non e’ stata ’quella di cui hanno parlato i brigatisti’. L’ex vice segretario della Dc si e’ rivolto proprio a Francesco Cossiga, che era ministro dell’Interno all’epoca: ’il 9 maggio del 1978 - ha detto Galloni - Cossiga sapeva e si aspettava che Moro sarebbe stato liberato. Accadde qualcosa’.

Identico il riferimento fatto da Giovanni Pellegrino, che per diversi anni ha guidato la commissione d’inchiesta sulle stragi e il terrorismo. ’ Cossiga sapeva bene che Moro il 9 di maggio doveva essere liberato. Credo che lui sia in buona fede: aveva dato forte credito ad una informazione che due giorni prima del 9 di maggio, e anche la sera prima del delitto, gli aveva fornito il presidente del Consiglio Giulio Andreotti. ’Francesco non ti preoccupare che a liberare Moro ci pensera’ il Vaticano’’. E ancora: ’La trattativa per la liberazione di Moro era giunta al termine ma e’ successo qualcosa che ha fatto precipitare gli eventi’.

Galloni ha espresso anche un altro dubbio irrisolto: la mattina del 16 marzo 1978, giorno del rapimento, Moro era uscito presto di casa, prima delle 9, mentre il dibattito alla Camera
per la presentazione del governo era previsto per le 10. Infatti, lo statista, al momento del sequestro, si stava recando a casa del segretario della Dc, Benigno Zaccagnini, che aveva in mente di dimettersi dalla guida del partito non appena il governo avesse ottenuto la fiducia. Moro andava da lui per scongiurare questa scelta. Come ha fatto questa informazione a finire alle Br che lo aspettavano all’incrocio di via Fani?

Per Rosario Priore, uno dei magistrati che hanno seguito l’inchiesta Moro, i servizi segreti francesi e la Stasi, che pedinavano gli uomini della Raf con i quali le Br intrattenevano stretti rapporti, sapevano anticipatamente che ci sarebbe stato il sequestro del presidente della Dc. Lo storico Giuseppe De Lutiis si e’ infine chiesto coma mai non sia mai stato approfondito il perche’ dei viaggi a Firenze del capo delle Brigate Rosse durante i 55 giorni e soprattutto la questione della ’prigione’ che ’non e’ quella indicato dai
brigatisti’. ’Il rapimento Moro - ha concluso - e’ un sofisticato golpe che colpisce un uomo cardine facendo naufragare una politica invisa a tante realta’ italiane e internazionali’.
(Francesco Cossiga - Foto U.Pizzi)

2 - COSSIGA A GALLONI: PROCURATORE IONTA LO CONVOCHI…
(Ansa) -
’Poverino mi avevano detto che stava male ma non credevo che fosse a questo punto. Se fossi il procuratore aggiunto Franco Ionta lo convocherei per sentirlo in
procura, a Roma’. E’ quanto risponde Francesco Cossiga alle rivelazioni fatte oggi, nel corso della presentazione del volume di Giuseppe De Lutiis, sulla conoscenza da parte degli americani, ai primi di aprile del 1978, della prigione dove era rinchiuso Aldo Moro. ’Lo convocherei Galloni perche’ forse c’e’ la possibilita’ che possa essere incriminato per appoggio esterno ad atti di terrorismo. Ma poi nel processo sarebbe certamente assolto per chiara infermita’ mentale’.

3 – LO STATO E IL PCI USARONO I PENTITI DELLE BR PER “CONCORDARE” UNA VERITA’
Giovanni Fasanella per “lastorianascosta.com”


In un commento al mio post “La Braghetti e l’impunità in cambio del silenzio”, tale Nelson nega che lo Stato abbia avuto un occhio di riguardo nei confronti dei brigatisti del caso Moro.
Caro Nelson, mi spiace contraddirla, ma ho un’opinione molto diversa dalla sua. La legislazione premiale, che ha consentito ai brigatisti pentiti e dissociati di tornare in libertà, se da un lato è stato un utile strumento nella lotta al terrorismo, dall’altro ha prodotto una situazione davvero paradossale.

Brigatisti della prima generazione, che non hanno mai commesso reati di sangue, hanno vissuto in carcere più a lungo di tanti ex terroristi della seconda generazione (tra cui, i protagonisti del caso Moro), con due-tre-quattro-cinque e più omicidi sulla coscienza. Un’ingiustizia colossale. Come si spiega?

In parte era il prezzo che lo Stato doveva pagare per chiudere vittoriosamente la partita con le Br. Da un altro punto di vista, però, mi vado convincendo sempre più che, attraverso un uso sapiente delle confessioni dei pentiti, lo Stato, il Pci e gli ex terroristi abbiano tracciato –direi quasi di comune accordo- i confini della verità possibile, quella da dare in pasto all’opinione pubblica. Ognuno ha cancellato un pezzo di verità per ottenerne un vantaggio.

Lo Stato ha eliminato le connivenze di alcuni settori dei suoi apparati. Il Pci ha passato un colpo di spugna sui legami delle Br con la tradizione comunista e con i servizi segreti dell’Est. E i brigatisti, tacendo o raccontando mezze verità, hanno protetto entrambi -lo Stato e il Pci- in cambio della libertà o addirittura dell’impunità totale. La verità, caro Nelson, è che tutti hanno pensato di chiudere la stagione degli anni di piombo nascondendo la polvere sotto il tappeto.

Blog Entry Absolut BRFeb 13, '07 4:53 AM
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